Diario di montagna

Col Alton

Una giornata in montagna raccontata attraverso la traccia reale e le immagini dell’escursione.

Dati dell’escursione

Distanza7.64 km
Dislivello positivo+670 m
Dislivello negativo−623 m
Quota minima2620 m
Quota massima3147 m
Durata5.98 ore

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Tra Sass Pordoi e Val Lasties

Quella di Col Alton è stata una di quelle uscite che sanno mettere d’accordo gambe, testa e sguardo. Il nome della gita rimanda al settore del Pordoi, nel cuore del Gruppo del Sella, proprio dove il paesaggio cambia rapidamente: dagli ambienti più “comodi” del pianoro si passa a un mondo di ghiaie, canali e bastionate rocciose. Le fonti consultate concordano nel collocare Col Alton nell’orbita del Piz Boè e del Sass Pordoi, sul versante che guarda verso la Val Lasties, in un’area ben nota per gli itinerari che collegano Passo Pordoi, il rifugio Boè e il resto dell’altopiano del Sella.

La giornata è iniziata alta, sopra i duemilaseicento metri, e questo da solo basta a cambiare il ritmo dei passi. Si cammina in un ambiente severo ma limpido, dove ogni elemento sembra avere un posto preciso: il rilievo del Sass Pordoi, la progressione verso il Boè, la sensazione di stare attraversando una cerniera tra due versanti del massiccio. È il classico terreno del Sella, vasto e insieme raccolto, con quella sua impronta di altopiano che rende l’orientamento intuitivo solo in apparenza.

Un itinerario breve, ma tutt’altro che banale

Il tracciato descritto dal gruppo della gita è breve in distanza, ma con un dislivello che si fa sentire. Questo si percepisce bene anche nel modo in cui il percorso si sviluppa: non è una passeggiata panoramica da accumulare distrattamente, ma una salita e una discesa in cui il terreno detta il passo. Le fonti che descrivono la zona parlano di un canale ben riconoscibile, che si imbocca dopo il traverso verso Col Alton e che scende poi verso la Val Lasties; lo stesso nome compare anche in descrizioni di traversate e varianti sul settore del Piz Boè.

In queste condizioni, il bello sta proprio nel contrasto: da un lato la linearità dell’obiettivo, dall’altro la varietà del terreno. Si passa su pietraie, si segue una direttrice netta fra le rocce, si ha spesso la sensazione che la montagna stia chiedendo attenzione più che forza. Ed è un’attenzione ricambiata, perché in cambio offre un colpo d’occhio tipicamente selliano: pareti scure, terrazze detritiche, e la grande apertura del massiccio che si allarga intorno al Piz Boè, la cima più alta del gruppo.

Il paesaggio che resta in mente

Le fotografie selezionate raccontano bene il carattere di questa uscita: la montagna non si concede tutta insieme, ma a strati. All’inizio prevale la sensazione di quota e di aria sottile; più avanti l’ambiente si fa più tecnico e più chiuso, finché la roccia e i ghiaioni prendono il sopravvento. Poi, quando lo sguardo si riapre, torna il respiro ampio del Sella, con la Val Lasties e il versante del Sass Pordoi a dare profondità al quadro. È un paesaggio essenziale, quasi asciutto, ma proprio per questo molto eloquente.

Mi è piaciuta soprattutto la coerenza dell’itinerario: niente fronzoli, niente deviazioni inutili, solo una linea chiara dentro un contesto che resta grandioso anche quando sembra austero. Col Alton, in questo senso, è un nome perfetto: asciutto, diretto, un po’ ruvido. E la gita gli assomiglia bene, perché lascia addosso la soddisfazione di aver attraversato un pezzo molto riconoscibile delle Dolomiti del Sella, tra Passo Pordoi e le sue quinte di roccia.

Fonti e approfondimenti

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