Diario di montagna

Ferrate Ra Bujela e Ra Pegna

Una giornata in montagna raccontata attraverso la traccia reale e le immagini dell’escursione.

Dati dell’escursione

Distanza19.31 km
Dislivello positivo+638 m
Dislivello negativo−802 m
Quota minima1709 m
Quota massima2238 m
Durata4.19 ore

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Tra i due versanti della giornata

Il titolo della gita lascia un po’ di spazio al dubbio, ma nel caso di questa uscita la chiave giusta è Courmayeur: la ferrata Duca d’Aosta è quella che sale sul Monte Chétif, la piccola ma scenografica montagna che domina la conca del paese e guarda da vicino il versante italiano del Monte Bianco. Non si tratta quindi delle Tofane di Cortina, dove esiste un omonimo rifugio: qui siamo in Valle d’Aosta, nel gruppo del Monte Bianco, e la presenza del toponimo Duca d’Aosta va letta nel contesto ampezzano solo come omonimia da evitare. Le fonti consultate concordano proprio su questo punto: la ferrata di Courmayeur è quella del Monte Chétif, mentre il Duca d’Aosta compare altrove come nome di rifugio o di itineriario nelle Dolomiti.

La giornata del 3 maggio 2026 ha avuto il sapore delle uscite brevi ma piene, di quelle che non ti lasciano addosso la stanchezza di un’impresa, eppure sanno riempirti la testa di panorami. I numeri del tracciato raccontano un percorso lungo e movimentato, ma senza grandi estremi: una salita contenuta, un ampio sviluppo e una quota massima che basta a mettere il gruppo alla giusta distanza dal fondovalle. È il tipo di itinerario in cui il paesaggio cambia più in fretta delle gambe, e in cui il vero protagonista resta l’intreccio tra roccia, bosco e vista aperta su Courmayeur.

Salendo sul Monte Chétif

Il Monte Chétif è una cima ben nota a chi frequenta Courmayeur: sta a ovest del paese e offre un punto d’osservazione privilegiato sull’intera conca, fino a Pré-Saint-Didier e al versante italiano del massiccio del Monte Bianco. È proprio questa posizione a renderlo interessante, più ancora della quota in sé. La ferrata prende valore dal contrasto tra la vicinanza all’abitato e il carattere subito montano dell’ambiente, con un itinerario che alterna tratti attrezzati e passaggi dove bisogna tenere il passo e guardare con attenzione il terreno.

Camminando, si ha la sensazione di salire verso un balcone naturale. In basso resta la valle con i suoi movimenti quotidiani; più su, invece, compare quella dimensione più raccolta e silenziosa che rende il Chétif un classico delle gite di Courmayeur. Non è una montagna che cerca di impressionare con i grandi numeri, ma con la sua posizione: da lì il Monte Bianco non è un semplice sfondo, diventa una presenza costante, quasi un riferimento geografico e visivo per tutta l’escursione.

Roccia, ambiente e ritorno

Quello che resta più impresso di una giornata così è la varietà del contesto. Il Monte Chétif appartiene al gruppo del Monte Bianco e si inserisce in una cornice molto diversa da quella delle grandi pareti glaciali: qui il rapporto con il paese è diretto, quasi confidenziale, e la montagna sembra nascere subito sopra i tetti di Courmayeur. La ferrata si presta bene a questa idea di salita corta ma intensa, dove il dislivello non è mai l’unico parametro che conta. Conta anche il modo in cui il sentiero si affaccia progressivamente sulla valle e il tempo, breve ma pieno, che si passa sospesi fra bosco, roccia e panorama.

La discesa, dopo la parte attrezzata, riporta invece a una dimensione più semplice e rilassata. Si rientra con la testa ancora piena di geometrie: il profilo delle cime, la posizione del paese sotto di noi, il grande versante bianco del Monte Bianco che continua a imporsi anche quando il percorso è già quasi concluso. È una di quelle uscite che funzionano perché mettono insieme facilità logistica, ambiente molto leggibile e un bel senso di compiutezza: si parte da Courmayeur, si sale su una montagna vera e propria, e si torna con l’impressione di aver fatto una gita breve ma molto ben costruita.

Fonti e approfondimenti

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