Una giornata in montagna raccontata attraverso la traccia reale e le immagini dell’escursione.
Dati dell’escursione
Verso il Col Quaternà
Il Col Quaternà è una cima che si fa notare già prima di arrivarci: isolata, ben riconoscibile, con il suo profilo di antico cono vulcanico sopra il Passo di Monte Croce Comelico. Le fonti concordano nel collocarlo tra il Comelico Superiore e l’area di confine con l’Alto Adige, in un settore dove le Alpi Carniche si affacciano da una parte sulle Dolomiti di Sesto e dall’altra su un ambiente più severo e meno dolomitico. È proprio questa posizione, sospesa tra mondi diversi, a renderlo interessante ancora prima del primo passo.
La gita del 2 maggio si è svolta lungo un itinerario di media lunghezza, con andata e ritorno ben calibrati, che sale con decisione ma senza mai risultare monotono. Il percorso parte in quota, attorno al passo, e si sviluppa tra prati, tratti di carrareccia e sentieri militari che accompagnano il cammino con passo regolare. Non è un’escursione da correre: è una salita che invita a osservare, a fermarsi, a seguire il disegno del terreno e a leggere il paesaggio man mano che cambia.
Tra malghe, tornanti e tracce di confine
La prima parte attraversa l’area di Malga Nemes, in un ambiente aperto e luminoso, dove i pascoli addolciscono l’idea della montagna di confine. Da lì il sentiero si fa più diretto e inizia a risalire il versante verso la Sella del Quaternà, seguendo un itinerario che in diverse guide viene descritto come il passaggio naturale per raggiungere la zona sommitale. È un tratto in cui la montagna cambia voce: spariscono i prati più docili, compaiono i detriti, le pietraie, e il profilo del Col Quaternà diventa sempre più presente.
Mi è piaciuta molto l’alternanza fra i segmenti più regolari e quelli più ruvidi, perché rende la salita varia senza bisogno di effetti speciali. Qui il paesaggio parla di geologia, ma anche di storia: il Col Quaternà è noto pure come punto di osservazione durante la Prima guerra mondiale, e lungo il cammino si avverte questa stratificazione di epoche, tra vecchie tracce, mulattiere e resti militari. Non serve immaginare troppo: basta guardare attorno e capire che questo non è solo un sentiero, ma un passaggio dentro un luogo carico di memoria.
In vetta, tra due orizzonti
La cima del Col Quaternà offre quello che promette: un colpo d’occhio ampio e netto, con una vista che si apre verso le Dolomiti di Sesto e verso le dorsali più morbide della Cresta Carnica. Le fonti la descrivono come una montagna dalla posizione panoramica, capace di dare uno sguardo tanto sul Cadore e sulla Valle del Piave quanto sul lato nordorientale delle Dolomiti. È il tipo di vetta che non chiede imprese spettacolari, ma restituisce molto a chi sale con attenzione.
Quel giorno, l’arrivo in alto ha avuto proprio il sapore di una conquista sobria: niente enfasi, piuttosto la soddisfazione di essere passati attraverso un percorso lineare, leggibile, fatto di saliscendi misurati e di un terreno che man mano diventava più essenziale. Il bello, qui, non è solo la cima in sé, ma il modo in cui il cammino la prepara. La sella, il tratto finale, la sensazione di trovarsi su un confine fisico e visivo: tutto contribuisce a dare alla salita un carattere molto personale.
Ritorno con il passo pieno
La discesa ha chiuso l’anello con la stessa misura con cui era iniziato. Tornare verso Casera Rinfreddo e poi verso Malga Coltrondo significa rientrare gradualmente in un ambiente più dolce, come se la montagna concedesse un ritorno progressivo alla calma. Anche questo è un tratto che diverse descrizioni del percorso confermano: la discesa segue strade militari e mulattiere comode, permettendo di godersi senza fretta la varietà del versante.
È stata una gita bella proprio perché equilibrata: un disegno chiaro, una montagna con una personalità forte, un gruppo montuoso preciso e riconoscibile, e un itinerario che lega bene natura, geologia e storia. Il Col Quaternà non impressiona con la verticalità, ma con la sua identità. Ed è forse questo il motivo per cui resta in mente anche dopo il rientro.
Fonti e approfondimenti
- Il Dolomiti – Sul cono vulcanico del Col Quaternà, nel Comelico Superiore
- Dolomiti Val Comelico – Col Quaternà
- Hotel Alpenblick – Col Quaternà
- Visit Dolomiti Bellunesi – Monte Quaternà
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