Diario di montagna

Col Quaternà

Una giornata in montagna raccontata attraverso la traccia reale e le immagini dell’escursione.

Dati dell’escursione

Distanza7.62 km
Dislivello positivo+608 m
Dislivello negativo−447 m
Quota minima1892 m
Quota massima2477 m
Durata4.79 ore

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Verso il Col Quaternà

Il Col Quaternà è una cima che si fa notare già prima di arrivarci: isolata, ben riconoscibile, con il suo profilo di antico cono vulcanico sopra il Passo di Monte Croce Comelico. Le fonti concordano nel collocarlo tra il Comelico Superiore e l’area di confine con l’Alto Adige, in un settore dove le Alpi Carniche si affacciano da una parte sulle Dolomiti di Sesto e dall’altra su un ambiente più severo e meno dolomitico. È proprio questa posizione, sospesa tra mondi diversi, a renderlo interessante ancora prima del primo passo.

La gita del 2 maggio si è svolta lungo un itinerario di media lunghezza, con andata e ritorno ben calibrati, che sale con decisione ma senza mai risultare monotono. Il percorso parte in quota, attorno al passo, e si sviluppa tra prati, tratti di carrareccia e sentieri militari che accompagnano il cammino con passo regolare. Non è un’escursione da correre: è una salita che invita a osservare, a fermarsi, a seguire il disegno del terreno e a leggere il paesaggio man mano che cambia.

Salita al Col Quaternà
Itinerario verso il Col Quaternà

Tra malghe, tornanti e tracce di confine

La prima parte attraversa l’area di Malga Nemes, in un ambiente aperto e luminoso, dove i pascoli addolciscono l’idea della montagna di confine. Da lì il sentiero si fa più diretto e inizia a risalire il versante verso la Sella del Quaternà, seguendo un itinerario che in diverse guide viene descritto come il passaggio naturale per raggiungere la zona sommitale. È un tratto in cui la montagna cambia voce: spariscono i prati più docili, compaiono i detriti, le pietraie, e il profilo del Col Quaternà diventa sempre più presente.

Mi è piaciuta molto l’alternanza fra i segmenti più regolari e quelli più ruvidi, perché rende la salita varia senza bisogno di effetti speciali. Qui il paesaggio parla di geologia, ma anche di storia: il Col Quaternà è noto pure come punto di osservazione durante la Prima guerra mondiale, e lungo il cammino si avverte questa stratificazione di epoche, tra vecchie tracce, mulattiere e resti militari. Non serve immaginare troppo: basta guardare attorno e capire che questo non è solo un sentiero, ma un passaggio dentro un luogo carico di memoria.

In vetta, tra due orizzonti

La cima del Col Quaternà offre quello che promette: un colpo d’occhio ampio e netto, con una vista che si apre verso le Dolomiti di Sesto e verso le dorsali più morbide della Cresta Carnica. Le fonti la descrivono come una montagna dalla posizione panoramica, capace di dare uno sguardo tanto sul Cadore e sulla Valle del Piave quanto sul lato nordorientale delle Dolomiti. È il tipo di vetta che non chiede imprese spettacolari, ma restituisce molto a chi sale con attenzione.

Quel giorno, l’arrivo in alto ha avuto proprio il sapore di una conquista sobria: niente enfasi, piuttosto la soddisfazione di essere passati attraverso un percorso lineare, leggibile, fatto di saliscendi misurati e di un terreno che man mano diventava più essenziale. Il bello, qui, non è solo la cima in sé, ma il modo in cui il cammino la prepara. La sella, il tratto finale, la sensazione di trovarsi su un confine fisico e visivo: tutto contribuisce a dare alla salita un carattere molto personale.

Panorama dal Col Quaternà
Rientro dal Col Quaternà

Ritorno con il passo pieno

La discesa ha chiuso l’anello con la stessa misura con cui era iniziato. Tornare verso Casera Rinfreddo e poi verso Malga Coltrondo significa rientrare gradualmente in un ambiente più dolce, come se la montagna concedesse un ritorno progressivo alla calma. Anche questo è un tratto che diverse descrizioni del percorso confermano: la discesa segue strade militari e mulattiere comode, permettendo di godersi senza fretta la varietà del versante.

È stata una gita bella proprio perché equilibrata: un disegno chiaro, una montagna con una personalità forte, un gruppo montuoso preciso e riconoscibile, e un itinerario che lega bene natura, geologia e storia. Il Col Quaternà non impressiona con la verticalità, ma con la sua identità. Ed è forse questo il motivo per cui resta in mente anche dopo il rientro.

Fonti e approfondimenti

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