Diario di montagna

Gallerua Lipella e Cannone

Una giornata in montagna raccontata attraverso la traccia reale e le immagini dell’escursione.

Dati dell’escursione

Distanza9.46 km
Dislivello positivo+611 m
Dislivello negativo−601 m
Quota minima1993 m
Quota massima2585 m
Durata6.53 ore

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Verso la parete ovest della Tofana di Rozes

Ci sono gite che si presentano da sole, già dal nome. Questa era una di quelle: Galleria Lipella e Cannone, due parole che raccontano subito una montagna segnata dalla storia, e un itinerario che non va in cerca di effetti speciali perché li ha già nel terreno, nelle cenge e nelle gallerie. La meta si colloca nel gruppo delle Tofane, con sviluppo evidente sulla Tofana di Rozes e sul suo versante occidentale, in un angolo delle Dolomiti dove il paesaggio e la memoria si tengono per mano. Le fonti consultate concordano sul fatto che la Galleria del Cannone stia ai piedi della Tofana di Rozes, mentre la Galleria di Mina Lipella appartiene alla linea storica del Lagazuoi e delle opere legate alla Grande Guerra. È proprio questa vicinanza tra massicci e percorsi a spiegare il carattere dell’uscita.

La prima parte dell’escursione ha quel sapore tipico delle giornate in cui si sale con pazienza, lasciandosi alle spalle la quota più bassa e cercando il punto giusto in cui la montagna comincia a parlare davvero. Il dislivello non è banale, ma resta contenuto quanto basta per permettere di gustare il passo dopo passo senza trasformare la salita in una rincorsa. La progressione verso l’area della Lipella porta naturalmente dentro il contesto delle Tofane, mentre i riferimenti al Lagazuoi restano sempre presenti all’orizzonte, come una specie di richiamo costante tra un versante e l’altro. Le descrizioni ufficiali del settore confermano questa lettura: dal Lagazuoi si domina un ampio teatro dolomitico, con le Tofane ben riconoscibili, e la zona è parte di un più ampio scenario della Grande Guerra.

Dentro la montagna, tra memoria e roccia

Il tratto più intenso, per me, resta quello in cui la montagna smette di essere soltanto panorama e diventa struttura, passaggio, protezione. Le gallerie raccontano un modo diverso di stare in quota: non solo camminare sopra, ma anche entrare dentro la montagna, seguire il filo di una storia fatta di lavoro duro, difesa e logistica di guerra. Qui la roccia non è sfondo ma protagonista. Le fonti sul Lagazuoi ricordano il valore storico delle gallerie recuperate e aperte al pubblico, mentre quelle sulla Galleria del Cannone la descrivono come un grande complesso sotterraneo con feritoie e finestre rivolte verso Val Costeana, Lagazuoi e alta Val Travenanzes. Sono dettagli concreti che, sul terreno, danno misura dell’ambiente attraversato.

Camminare qui significa accettare che il silenzio abbia un peso particolare. Anche quando il sentiero è ben leggibile, la sensazione non è mai quella di una semplice passeggiata in quota: c’è sempre la presenza di ciò che è stato costruito, scavato e poi riconsegnato agli escursionisti. La montagna, in questo caso, non offre soltanto aperture spettacolari ma anche una lezione di sobrietà. Le pareti delle Tofane, il richiamo del Lagazuoi e la vicinanza di toponimi come Travenanzes e Costeana disegnano un mosaico in cui la geografia è inseparabile dalla storia.

Ritorno con il senso pieno del percorso

La parte finale dell’anello arriva con quella soddisfazione tipica delle escursioni ben bilanciate: non troppo breve da lasciare addosso la sensazione di aver visto poco, non troppo lunga da cancellare il piacere dell’andare. In questo caso la quota massima raggiunta rende evidente il respiro alpino della gita, ma il vero premio è aver attraversato un paesaggio che non si limita a essere bello. È un paesaggio che parla, e lo fa senza alzare la voce. Le Tofane, il Lagazuoi e la linea delle opere di guerra costruiscono un itinerario in cui ogni passo sembra avere un doppio livello: quello del cammino e quello della memoria.

Alla fine resta soprattutto l’immagine di una montagna severa e generosa insieme. Se la si ascolta con attenzione, racconta molto più di quello che si vede in una singola foto: racconta il lavoro dei soldati, il ruolo strategico di questi versanti e la straordinaria continuità tra ambiente naturale e segni umani. È questo, credo, il motivo per cui una gita come questa continua a restare addosso anche dopo essere rientrati a valle.

Fonti e approfondimenti

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